10 curiosità su Ischia [che non trovi su Google]

Nel tuo soggiorno a Ischia avrai sicuramente potuto apprezzare i suggestivi scorci, i benefici delle acque termali, l’ospitalità dei suoi abitanti e godere del meritato relax di cui eri alla ricerca, ma sei davvero sicuro di conoscere bene l’isola? Se invece non sei ancora stato sull’isola, approfittane e prendi appunti perché ti stiamo per svelare 10 curiosità che difficilmente leggerai su qualsiasi guida o navigando sul web, da testare nel tuo prossimo viaggio a Ischia, magari proprio in compagnia del nostro team di PlatypusTour.

 

1. Le case di pietra della Falanga: i contadini ischitani adattarono i mega blocchi di tufo verde presenti lungo il versante occidentale del Monte Epomeo in ricoveri di fortuna, capanni per gli attrezzi agricoli, cisterne per la raccolta dell’acqua piovana. Un esempio di architettura funzionale che muoveva dalla necessità di dover trascorrere alcuni periodi dell’anno lontano dalle proprie abitazioni per dedicarsi alla manutenzione dei vitigni che ancora nei primi anni ’60 del secolo scorso, occupavano una superificie superiore ai 2000 ettari sull’isola.

case bosco dei castagni monte epomeo
Le case di pietra nel bosco della Falanga

 

2. La spiaggi di Citara: la magnifica spiaggia situata a Forio, lega il suo nome al mito di Venere Ceterea. La leggenda narra infatti che Venere, la dea della bellezza e dell’amore, piangesse la morte dell’amato Adone, ucciso dai cinghiali. La dea si diresse verso l’isola d’Ischia piangendo l’amato, e dalle sue lacrime calde, mischiate alla spuma delle onde, nacque una nuova fonte, che da Ceterea fu chiamata Citara.

 

3. I cappellini di paglia venduti in tutta Europa: Una delle attività più fiorenti nel secolo scorso era la lavorazione e l’intreccio della paglia. Le contadine di Serrara Fontana rivendevano alle ricamatrici di Lacco Ameno i “covoni” di paglia del grano tenero autoctono “Carosella”, coltivato alle pendici del Monte Epomeo. Le sapienti mani delle donne lacchesi trasformavano la paglia in cappellini, cestini, ventagli ed altri oggetti per la casa che venivano venduti all’estero, specialmente in Inghilterra.

cestino di paglia grano carosella ischia
La pratica di intreccio della paglia Carosella

 

rospo smeraldino estinzione ischia animali
Il rospo smeraldino

4. Il “Rospo Smeraldino”: specie endemica dell’isola d’Ischia che vive nelle gole di Olmitello e Cavascura e che rischia di sparire per l’alterazione dei corsi d’acqua e dell’equilibrio ambientale. E’ di dimensioni più ridotte rispetto al cugino, il celebre rospo comune, e risulta riconoscibile soprattutto per le macchie verde smeraldo che ne contraddistinguono la livrea. Per corrergli in soccorso, nel tentativo di salvare l’unico anfibio ancora presente sulle isole del golfo di Napoli, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, in collaborazione con l’associazione Vivara onlus, l’Enpa e il Centro studi Isola d’Ischia, organizza ogni anno un evento dal titolo emblematico, “Salviamo il rospo smeraldino italiano a Ischia”. Un appuntamento che si inserisce nel più vasto programma del “Save the Frogs Day” , l’evento internazionale istituito nel 2008 da un’associazione americana, la “Save the Frogs!”, per tutelare la popolazione mondiale degli anfibi, preservando le specie più a rischio da una possibile estinzione. I Giardini la Mortella si sono resi disponibili ad ospitare una colonia di rospi smeraldini per incentivarne la riproduzione.

 

5. “Le fosse della neve”: nel bosco della Falanga, un magnifico castagneto alle pendici del  Monte Epomeo, si trovano le “fosse della neve”.  Si tratta di fosse scavate nel terreno dai “nevaiuoli” di Serrara Fontana per raccogliere e conservare la grandine e la neve caduta durante i mesi invernali, per poi portarla a valle durante la stagione calda e venderla. Le pareti delle fosse erano foderate da blocchi di tufo verde, mentre la bocca era ricoperta con foglie e rami di castagno, per evitare che il ghiaccio si sciogliesse.

 

6. I fiori del mare: nelle acque di Ischia si può osservare la fioritura subacquea della rara Posidonia oceanica. I suoi fiori hanno diverse gradazioni tra il rosa e l’arancio, ai quali seguono i frutti, chiamati “olive di mare“. Il seme è avvolto in un mallo carnoso che permette al frutto appena staccatosi di galleggiare e quindi di viaggiare aiutato dal vento e dalle correnti. Con la decomposizione del mallo poi il seme viene abbandonato negli abissi nei quali se trova terreno fertile, si riproduce.

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photocredits: www.ponzaracconta.it

 

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photocredits: www.ischiablog.it

7. I tetti a carusiello: questi caratteristici tetti identificano le prime abitazioni dell’isola. In passato ad Ischia chi voleva costruirsi una casa costruiva dapprima le quattro mura con pietre di basalto. Il tetto era l’ultima opera e la sua costruzione rappresentava una vera e propria festa per gli isolani. Per realizzarlo infatti, il proprietario armava dapprima una sagoma in legno con forma a cupola, dopodiché trascorreva alcuni giorni nella località di Buceto per raccogliere i lapilli (le pietre vulcaniche) e ottenuta la scorta necessario alla realizzazione dell’opera, issava sul tetto da costruirsi una “bandiera” nella quale era riportata una data: quello sarebbe stato il giorno in cui i suoi compaesani si sarebbero recati all’abitazione per dare avvio alla costruzione del tetto. Una festa a cui tutti gli uomini del paese partecipavano, per il solo piacere che un loro compaesano si stesse costruendo una casa.  Gli uomini danzando e intonando canti, giravano in tondo battendo con un bastone dalla punta larga i lapilli che venivano bagnati con la calce. In questo modo si creva una malta che costringeva gli uomini a non fermarsi, ma ad alternarsi per diversi giorni. Terminato il battuto di lappilli, prima di disarmare la sagoma di legno sottostante, si attendeva che il tutto si asciugasse per bene. Infine le donne raggiungevano gli uomini esausti con ceste colme di zeppole per festeggiare la costruzione di una nuova abitazione per una coppia di loro compaesani e la possibilità di iniziare la loro vita come famiglia.

 

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photocredits: O. Casnati

8. La farfalla di Ischia: appena prima di addentrarsi nel bosco dei Frassitelli e dell Falanga potete osservare alcuni esemplari di Hypparchia Balletto, una farfalla endemica di Ischia, Vivara e Monte Faito. Essa predilige gli ambienti aperti dove si trovano grandi pietre su cui ama posarsi, mettendo in mostra quasi esclusivamente i colori mimetici della pagina inferiore delle ali. Le pagine superiori, infatti, sono brune con una banda marginale arancione sulla quale riporta, vicino all’apice delle ali, due macchie simili a occhi. Le sue larve si nutrono di graminacee. Nei nostri percorsi di trekking andiamo sempre alla ricerca di queste meravigliose farfalle che sciamano nei riti d’accoppiamento e le nostre guide vi sapranno mostrare i luoghi dove poterle osservare.

 

9. Il raggio verde: si tratta di un fenomeno ottico dovuto alla rifrazione della luce solare al tramonto. Dalla spiaggia di Citara o dalla Chiesa del Soccorso, si può avere la fortuna di vedere il sole che, con i suoi ultimi raggi, colora l’orizzonte di un magnifico colore verde-azzurro per poi sparire nel mare. Tale fenomeno viene considerato di buon auspicio per chi lo riesce ad ammirare.

 

10. La vite di Giada: il suo nome scientifico è Strongylodon macrobotrys, ma è comunemente nota come Vite di Giada. Originaria delle foreste tropicali delle Filippine, appartiene alle specie di leguminose legnose perenni di vite, con steli che possono raggiungere fino a 18 m di lunghezza. Il suo nome in filippino è “tayabak”. Il suo impollinatore naturale è il pipistrello e i suoi fiori pendono come grappoli d’uva. In Italia, questa meravigliosa specie, è osservabile solo presso i Giardini la Mortella di Ischia.

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Vite di Giada in fiore ai Giardini la Mortella

 

 

 

Article by Giulia Di Mucci

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